Amandola-Comunanza Derby dei Sibillini

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Dopo diversi anni di assenza è ritornato il Derby dei Sibillini AMANDOLA – COMUNANZA.
Il calendario di questa stagione calcistica ne ha previsti ben 4: due in Coppa Marche e due nel campionato di prima categoria. Nei tre derby già disputati i due di coppa se li sono aggiudicati nettamente i giallorossi mentre in quello di campionato hanno prevalso gli amaranto.

 

Per fortuna in queste tre partite non ci sono stati incidenti e speriamo che la gara di ritorno del campionato, che si giocherà domani in Amandola,  non riservi amare sorprese .

Spero che si sia notevolmente attenuata la diffidenza, la sospettosità, l’antipatia, congenita nei rapporti tra le cittadinanze dei due paesi. L’origine di ciò affonda nella notte dei tempi. La competitività portata all’esasperazione ha causato in passato, in modo particolare nelle competizioni sportive, situazioni di scontri con botte da orbi e cazzotti da far west come quando entrambe le squadre di calcio militavano in seconda categoria e si giocava il derby.

Di questi incontri ne ho disputati diversi ed inevitabilmente i miei ricordi vanno agli infuocati derby degli anni ’60.

Impossibile, anche dopo mezzo secolo, dimenticare il primo derby in assoluto disputato in Amandola il 16 dicembre 1962: ne successero di tutti i colori. Il clima era arroventato fin dall’inizio della partita per i continui litigi sugli spalti tra i tifosi delle opposte fazioni. All’inizio del secondo tempo, in una concitata fase di gioco, il poco sportivo attaccante comunanzese invece di saltare l’estremo difensore amaranto lo colpì con un calcio alla testa: ricovero in ospedale ed diversi punti di sutura all’arcata sopracciliare. Panico generali per tutti i dirigenti e giocatori amandolesi nel porsi il problema su chi poteva rimpiazzare il portiere tra i pali (il regolamento di allora non prevedeva la sostituzione con il secondo portiere). Senza perdere un attimo di tempo ed incurante del pericolo e del rischio di fare delle “papere” spaventose, in quel campo acquitrinoso e con il pallone viscido, indossai la maglia n. 1 senza che qualcuno me lo avesse chiesto. Incoscienza giovanile !

L’incontro proseguì con durezze da ambo le parti e l’arbitro non riuscì a tenere la partita dentro i binari della correttezza. Purtroppo andò anche in confusione totale quando ci fu una scaramuccia tra un difensore del Comunanza ed il guardialinee amandolese. Il direttore di gara decretò l’espulsione di entrambi ed obbligò un calciatore amaranto a sostituire il guardalinee. Proteste a non finire dei dirigenti e giocatori locali ma l’arbitro non tornò sull’errata decisione. L’incontro proseguì con qualche fallaccio di troppo e terminò sull’1-1.

Il Giudice Sportivo, dopo aver letto il referto dell’arbitro, fu costretto a disporre la ripetizione della gara per evidente errore tecnico arbitrale e per evitare ulteriori incidenti il disegnatore inviò successivamente una terna “stagionata”.

Il derby venne ripetuto il 17 marzo 1963 in un clima leggermente migliore ma sempre infuocato. Anche questa partita terminò 1 – 1 con le solite scaramucce e polemiche finali. Della gara conservo alcune foto tra cui quella che allego che a mio parere è un interessante spaccato sull’Amandola anni ’60. Mostra numerosi piccoli particolari che il tempo sta cancellando dalla memoria collettiva. Ne elenco alcuni:

-Il terribile muro che delimitava il terreno di gioco a non più di mezzo metro di distanza dalla linea laterale che in pratica non permetteva di calciare il corner e con le infinite “impronte corporali” che abbiamo lasciato impresse su di esso quando in fase di gioco non riuscivamo a frenare la nostra corsa .

-I numerosissimi spettatori presenti alla partita tutti “affacciati” al naturale balcone creato dal muro di contenimento.

-Il classico schieramento difensivo degli amaranto con il libero e la difesa rigidamente ad uomo con il n. 2, il n. 6 (stopper) ed il n. 3 che seguivano pedissequamente rispettivamente l’11 il 9 ed il 7 avversario.

-I numerosi “portoghesi” appollaiati anche sui tetti delle case limitrofe al campo che, sprezzanti del pericolo che correvano, assistevano all’incontro seduti e gambe penzoloni sul parapetto del tetto in costruzione. Sicuramente per loro era importante vedere la partita e forse non era alla loro portata le 500 lire del costo del biglietto di ingresso.

-Sono presenti 6 giocatori amaranto purtroppo tre di questi ci hanno lasciato prematuramente e li vorrei ricordare con affetto: partendo da sinistra si vede il libero capitan Mauro Salvetti, il centrocampista Aldo Sabbioni ed il difensore Celso Quintajè.

-Compare anche il n.11 giallo-rosso Miriam Germani la bandiera per eccellenza del Comunanza, un avversario di mille battaglie che amo ricordare per la sua correttezza e lealtà mostrata in tutti i focosi scontri diretti.

La mia presenza con l’Amandola e quindi i ricordi si fermano alla prima dozzina di derby. Forse è bene precisare che non tutti gli incontri finirono regolarmente, uno non iniziò mai, altri terminarono con molti espulsi da ambo le parti sia giocatori che dirigenti. Senza tralasciare il ricordo di fughe precipitose di arbitri e squadre ospiti scortati dalla camionetta dei carabinieri. Una volta ci siamo recati a Comunanza già pronti per giocare, ci eravamo cambiati nello spogliatoio di Amandola. A fine partita rapidamente ci allontanammo dal campo di gioco eludendo il lancio di sassi dei tifosi avversari. Lancio che avveniva sistematicamente grazie anche al fatto che il gibboso campo sportivo forse era stato costruito su una ex-cava di ghiaia. Inoltre è curioso ricordare l’esilarante situazione in cui si trovò l’arbitro ascolano Peppe Volponi quando in un derby disputato a Comunanza si trovò sotto una gragnola di cachi …

QUESTO ERA L’INFUOCATO DERBY DEI SIBILLINI: il match clou degli anni ‘60.

Alla dirigenza amaranto non interessava la classifica finale del campionato, l’importante era battere il Comunanza. Le gare di campionato servivano quasi esclusivamente come preparazione all’evento. Il clima del derby non mi ha mai intimorito ma questo tipo di partite dal tifo esasperato non erano di mio gradimento.

Mi sembra che il clima di questi incontri stia cambiando ed anche se oggi sono presenti più squadre di paesi limitrofi alla catena dei Sibillini è opportuno conservare il nome “Derby dei Sibillini “ per il blasone cittadino delle contendenti: due realtà calcistiche vecchie di mezzo secolo.

Pierangelo Castellucci