il Subbuteo Ascoli ha scritto al  consiglio direttivo Fisct.

Il presidente Luigi Miozzi Il direttore sportivo Giuseppe Silvestri Il consiglio direttivo della Subbuteo Ascoli hanno scritto al  consiglio direttivo Fisct. A tutti i club aderenti alla Fisct. A tutti i tesserati Fisct A tutti gli appassionati di cdt Subbuteo. Inerente l’attività agonistica.

Lo scorso 6 settembre il Subbuteo Club Ascoli ha diffuso una lettera aperta al direttivo della Federazione in cui annunciava che a causa dell’attuale emergenza Covid, non avrebbe preso parte all’eventuale girone di ritorno dei campionati nazionali a squadre. Quel documento ha contribuito ad accendere un vivace dibattito sull’opportunità di disputare o meno quello che è sicuramente uno degli eventi più attesi della stagione agonistica.
Oggi 30 settembre il direttivo annuncia che non ci sono le condizioni per riprendere l’attività agonistica e considera conclusa la stagione 2019-20, visto che purtroppo l’emergenza Covid-19 tutto è tranne che superata. Una decisione ineccepibile, comunicata con un documento esaustivo e a nostro avviso incontestabile, supportata anche da un sondaggio consultivo in cui molti club si sono espressi. A proposito di quel sondaggio, tra l’altro, è realmente fuorviante sostenere che la partecipazione sia stata relativa, considerato che la metà dei club affiliati alla Fisct non erano coinvolti nel girone di ritorno dei campionati e molti hanno preferito lasciare esprimere chi invece era interessato direttamente, evitando di partecipare ad una polemica ideologica che di ideologico non ha nulla per quanto ci riguarda.
Siamo grandi appassionati di calcio da tavolo e partecipiamo alle stagioni agonistiche della Fisct ormai da oltre 15 anni. Alcuni di noi fanno del calcio da tavolo il proprio hobby principale, altri curano il Centro federale con grande passione e dedizione. Non giocare, non veder sbocciare i campionati e con loro gli attesi verdetti sportivi, ci ferisce e ci addolora, ma continuiamo a credere – molto più del 6 settembre – che non ci siano assolutamente le condizioni sanitarie per ritrovarsi a centinaia in un palazzetto dello sport e coltivare un hobby che per quanto importante, non è certo vitale, né tantomeno una professione.
Il nostro club ha avuto sempre posizioni molto chiare e nette e così come abbiamo fatto il 6 settembre, anche in questo momento non abbiamo alcuna intenzione di sottrarci a tale linea. Ci piace dunque ribadire che applaudiamo la decisone della Fisct, ma soprattutto la strada che il direttivo ha seguito per arrivare a tale scelta: consultare i club, seguire il dibattito senza intervenire pubblicamente con le proprie posizioni, assumersi la responsabilità di una decisione delicata e senza precedenti nella storia. Il metodo ci è piaciuto ancor più del merito. Quest’ultimo – ci ripetiamo fino alla noia – l’avremmo accettato a prescindere: se la decisione fosse stata l’opposto, semplicemente non avremmo partecipato al girone di ritorno e avremmo fatto di tutto per allestire il centro federale di San Benedetto.
Negli ultimi giorni, come ampiamente previsto dagli esperti epidemiologici di tutto il mondo, l’emergenza è diventata ancora più complessa ovunque. Il drammatico momento che sta vivendo la Spagna è sotto gli occhi di tutti, basta sfogliare un qualsiasi quotidiano iberico per rendersene conto. Il Regno Unito sta facendo i conti con quella che si sta rivelando la fase più grave della pandemia all’interno dei suoi confini. In Francia la situazione è estremamente delicata. Per non parlare dei Paesi Bassi, da qualcuno presi come esempio, probabilmente senza nemmeno comprendere con esattezza cosa stia accadendo lì. Il governo ha preso una serie di decisioni storiche sulla limitazione personale dei cittadini. Riportiamo un passo di un lungo articolo della Bbc. People will be advised to work from home; social gatherings inside people’s homes must not exceed three people, and fans will no longer be allowed to attend sports events.
In Italia si moltiplicano gli appelli ad evitare assembramenti, attenersi a comportamenti estremamente prudenti, cercare di limitare contatti considerati non indispensabili, utilizzare i dispositivi di protezione individuale (mascherine). Il governatore della Campania, Vincenzo De Luca, proprio ieri ha diffuso una ulteriore ordinanza che incide in maniera importante nella vita dei cittadini, limita addirittura a venti i partecipanti ad una cerimonia. Nel Lazio la situazione è estremamente difficile e anche il governatore Nicola Zingaretti sta valutando nuove possibili restrizioni. Addirittura non si esclude un lockdown a zone (sull’esempio francese). Il livello di guardia è stato alzato notevolmente dalla presidente della giunta regionale calabrese, Jole Santelli. In diverse regioni la mascherina è ormai obbligatoria anche all’aperto (si è aggiunta anche la Sicilia) e molti sindaci di tutta Italia (e di differenti ideologie politiche) sono andati oltre.
Ieri il ministero della salute ha annunciato l’istituzione dei test rapidi nelle scuole, per cercare di essere più veloci nelle diagnosi per Covid ed evitare le quotidiane quarantene che finiranno per coinvolgere decine di migliaia di studenti. Ogni giorno, in tutte le lingue, viene ribadito che la prima arma per combattere la pandemia è il nostro comportamento personale.
In questo clima pensare di organizzare (aspetto che qualcuno sottovaluta), gestire e disputare una delle manifestazioni agonistiche più attese dell’anno, sarebbe stato un errore che nella migliore delle ipotesi avrebbe prodotto defezioni individuali e di club. Tutto questo a che pro? Al solo scopo di non attendere qualche mese? Per dimostrare che le proprie posizioni sono sposate da una associazione che accoglie oltre mille iscritti?
Ci ha molto stupito (e ci spiace) che stimati professionisti che di mestiere favoriscono il confronto delle idee e incentivano la crescita intellettuale delle nuove generazioni, tra l’altro con grande passione, siano apparsi agli occhi di tutti come i depositari di incrollabili certezze, quando nemmeno i più stimati ricercatori internazionali del mondo medico abbiano ancora idee chiare su cosa stia accedendo e su cosa accadrà nei prossimi mesi.
Altri ancora, sfruttando i social, si sono trasformati da timorosi gattini in ruggenti leoni da tastiera e il rischio che la decisione del direttivo venga strumentalizzata per attaccare pesantemente singoli che dedicano il loro tempo alla gestione delle Federazione, è concreto. Mai come in questo momento il Subbuteo Club Ascoli si sente dalla parte di chi nel board Fisct rappresenta i tesserati; di chi non si tira indietro davanti alle difficoltà; non si dimette se altri non la vedono alla stessa maniera; pensa al movimento nel suo complesso e non esclusivamente in base alle proprie idee e agli obiettivi agonistici di club. Ci piaceva ribadirlo. Senza troppi giri di parole, come nostro solito. Questo è il Subbuteo Club Ascoli.
Ripetiamo: condividiamo la decisione e l’accettiamo. Se fosse stata diversa non l’avremmo condivisa, ma l’avremmo accettata ugualmente. Questo è per noi amare il calcio da tavolo, chi lo pratica, chi lo organizza, chi ne decide le politiche.
Sugli aspetti sportivi non entriamo minimamente. Li consideriamo assolutamente secondari e abbiamo chiaramente spiegato che non avremmo detto una sola parola davanti a qualsiasi scelta. Per dirla con una provocazione, non ci dispiacerebbe nemmeno se tutti i club ripartissero dalla serie D. Quello che ci interessa è divertirci, stare insieme, condividere tempo ed esperienze. Lottare per traguardi agonistici con le nostre forze, senza beneficiare di altrui assenze. Ma nella massima sicurezza. Nostra, dei nostri amici e dei nostri cari.
Questa è la posizione ufficiale del club. Eventuali pensieri personali di nostri tesserati sui social tali sono: personali. Ed espressi nel massimo della libertà, come da sempre avviene nel Subbuteo Club Ascoli.
Il presidente Luigi Miozzi Il direttore sportivo Giuseppe Silvestri Il consiglio direttivo