Andrea Scoppetta: «Sono un illustratore trasversale. Se fossi un personaggio fantasy, sarei un neutrale» Video

Andrea Scoppetta: «Sono un illustratore trasversale. Se fossi un personaggio fantasy, sarei un neutrale» Video

Andrea Scoppetta è un illustratore e concept artist che ha lavorato per Disney, DreamWorks, Pixar e molte altre produzioni, passando con naturalezza dal cinema d’animazione al fumetto autoriale. Dopo anni di collaborazioni internazionali, ha fondato la casa editrice Tentacle, spazio di ricerca e libertà creativa. In questa conversazione racconta il suo percorso, i personaggi che lo hanno segnato e il legame indissolubile con Napoli.

L’intervista

Se dovessi descrivere chi è oggi Andrea Scoppetta, come lo descriveresti?
È stato molto diverso rispetto a quello che mi ero immaginato trent’anni fa. Pensavo fosse diverso anche a livello creativo. Quello che sono adesso è la somma di tante esperienze e di tante vite diverse, perché artisticamente faccio cose a volte anche a salto, da un argomento all’altro, pur rimanendo nella mia identità di disegnatore.
Come mi descriverei? Un illustratore trasversale: per genere, per carattere e anche per argomenti che tratto. Forse la cosa migliore è “trasversale”. Se fosse un gioco fantasy, sarei un neutrale.

Se dessi vita a un personaggio, che cosa gli faresti combinare nella vita reale?
Il personaggio che si ispira al mondo reale è Save di Apocalypse, l’ultimo fumetto che ho fatto due anni fa. La sceneggiatrice è la mia attuale compagna. Le faccio fare le cose che lei vorrebbe fare anche nella vita reale, ma che non può perché c’è il codice penale. E allo stesso tempo le faccio fare anche le cose che vorrei fare io: è la somma di due personalità molto diverse che si completano.
Cosa le faccio fare? Basta leggere il fumetto: in piena pandemia zombie va a salvare il fidanzato. Ammazza e distrugge qualsiasi cosa ostacoli il suo passaggio.

Hai lavorato per tante compagnie: Disney, DreamWorks… che cosa cambia nel modo di utilizzare la matita passando da un mondo all’altro?
Il grosso vantaggio – e anche il consiglio che do ai giovani – è che quando facevo i provini non ho mai portato cose nello stile della casa editrice. Non ho mai portato in Disney disegni in stile Disney, né in DreamWorks disegni in stile DreamWorks. Ho sempre portato roba molto personale. Loro ci vedevano delle cose che poi sarebbero state adattate al loro linguaggio.
Più che diversificare la matita, era far capire chi sono e cosa voglio rappresentare attraverso i miei disegni. Io cambio segno in base a quello che devo raccontare: divento più ironico o più realistico, ma mantengo sempre una mia forte personalità.

Per scoprire come prosegue vedi la video intervista integrale