Intervista al disegnatore Francesco Guerrini, video completo..

Intervista al disegnatore Francesco Guerrini, video completo..

Francesco Guerrini è uno dei disegnatori storici di Disney Italia. Dal 1989, anno in cui entrò nella redazione di Topolino sotto la guida di Giovan Battista Carpi, ha raccontato storie di Paperino, Paperinik e tanti altri personaggi classici, mantenendo vivo quello stile Disney che ha accompagnato generazioni di lettori. In questa conversazione racconta il suo percorso, i consigli che ancora oggi porta con sé e il piacere di continuare a disegnare.

L’intervista

Se dovessi descrivere e rappresentare Francesco Guerrini, come lo faresti?
A parole… beh, mi piace disegnare, mi piacciono i fumetti, mi ritengo fortunato a poter fare un lavoro che è anche un divertimento.

Quando hai capito, prendendo la matita in mano, che in fondo questo mondo sarebbe diventato anche la tua vita?
Questo mondo di preciso non era nelle mie previsioni. Mi è sempre piaciuto disegnare. Ho fatto il liceo artistico e pensavo di fare un mestiere in cui avrei disegnato. Il mio primo desiderio era di fare l’illustratore per le favole. Poi, siccome è un po’ difficile entrare in quell’ambito, ho fatto vari tipi di disegni: ho lavorato in studio grafico, ho disegnato per vari libri.
Quando nel 1989 ho visto che partiva la Disney Italia, ho detto: provo a fare questo salto. Perché il mondo del fumetto sembrava inarrivabile, almeno quarant’anni fa sembrava che non ci si potesse mai arrivare a fare i fumettisti.
Ho telefonato alla redazione Disney a Milano, la redazione di Topolino, e mi hanno passato Giovan Battista Carpi. Proprio quel Carpi. Gli ho detto: «Sono un disegnatore di Bologna, posso far vedere alcuni disegni?». Lui mi ha risposto: «Portami dei disegni». Era agosto. Ho passato tutto agosto a fare un pacco di disegni. A settembre sono andato a Milano e lui ha detto: «Li hai fatti tutti tu?». Sì. «La fa con le matite ci siamo». E così mi ha preso.
Lui faceva questi cicli di chiacchierate per insegnare a entrare nella logica del Disney e un po’ nello stile, perché prendevano solo disegnatori già formati, non era una scuola di fumetto da zero. Così sono riuscito a entrare nella prima generazione di nuovi disegnatori entrati in quell’anno lì, 1989-90-91. Da lì ho sempre disegnato, tranne un anno o due in cui c’è stato un po’ un calo, ma adesso sono tornato. Come disegnatore di storie di Paperino mi sento contento, perché faccio un mestiere che mi piace.

Che cosa ti porti dietro dei consigli che ti ha dato Carpi, oggi ancora?
Una cosa che diceva sempre: «Non venire a dirmi che questo disegno potevi farlo meglio. L’hai fatto male. La prossima volta devi portarmi il massimo». E da lì si prova a migliorare.
Direi che poi, per ogni disegnatore, ogni storia è sempre un ricominciare, perché ogni storia è diversa, ogni storia ha situazioni e personaggi diversi. Si cerca di disegnare qualcosa di più divertente, perché siamo nell’ambito del comico. Si cerca sempre di dare più vita a personaggi che sono già fantastici e classici. Paperino, Topolino… sono personaggi che hanno quasi un secolo, sono già personaggi “perfetti”. Si cerca di dare un tocco personale alla loro verve e di migliorare anche il disegno, perché quella è una soddisfazione più tecnica. Se si riesce a fare un disegno migliore di quello del giorno prima, è la soddisfazione del disegnatore.

Nel 1990 esce la tua prima storia: Paperino e il minerale venuto da lontano. Qual è stata l’emozione di vedere per la prima volta pubblicata una tua vera storia?
È stato avere la prima storia da disegnare, sforzarsi di farla diventare buffa e poi vederla pubblicata: certo, è una soddisfazione. Quella è stata la prima, era su un mensile. Dopodiché sono sempre andato sul settimanale.

E invece incontrare tanti bambini che ti guardano mentre disegni, vedere le loro facce, le loro emozioni, quegli occhi accesi… qual è la sensazione?
Se c’è qualcuno che ama il disegno, è sempre una soddisfazione far vedere come si disegna. Perché poi mi diverto a dire questa cosa: tutti parlano dei segreti del fumetto e io dico che non ci sono segreti, ci sono delle regole. Il segreto è che bisogna avere voglia di esercitarsi e di fare sempre meglio. Quello è il segreto. Se uno non ha voglia di far meglio, non va bene. Perché poi il fumettista è un raccontatore di storie e deve amare le storie.

Se potessi tornare indietro nel 1990 e incontrare il te giovane, che cosa gli diresti oggi, visto tutto quello che hai vissuto? E soprattutto, oggi, lui vedendoti, che cosa ti direbbe?
Io gli direi: «Guarda che devi impegnarti di più di quello che hai fatto, di quello che pensavi di fare. Impegnati di più, perché tutto il tempo devi occuparti di disegno e di migliorare».
E quello del ’90, se vedesse me… non so se sarebbe un po’ deluso. Sperando di poter fare meglio. Si spera sempre di fare meglio, e a volte si è costretti a rallentare e non si va alla velocità che si sperava di avere.

Hai disegnato Paperino, Paperinik, personaggi di Jurassic World… c’è un personaggio che ti assomiglia un po’, o comunque un personaggio “più tuo”?
Più mio… beh, io amo Paperino. Mi piace Paperino perché è un ottimo personaggio, il più sfaccettato. Topolino di solito non perde, al massimo pareggia. Invece Paperino è un personaggio che ha più facce, perché è buffo anche quando perde: fa parte del suo carattere. Vincere, ma anche perdere e poi rialzarsi.

È più facile disegnare un personaggio già esistente oppure crearne uno, visto che hai fatto anche character design per Jurassic World?
Dipende da quanto… creare, dal punto di vista grafico, non è difficilissimo, perché la cosa più importante è l’idea del personaggio, cioè chi è quel personaggio.
Paperino è nato in un certo modo: era un fannullone che abitava su una zattera sul fiume e passava il tempo a ballare e a suonare. Poi negli anni è stato creato questo personaggio poliedrico. Non è più un fannullone. Paperino ha fatto tutto, tutti i mestieri, è stato dappertutto: sull’Himalaya, in fondo al mare, su Venere, su Marte. Paperino è come si dice: non è capace di fare niente, ma lo fa lo stesso. E certe volte riesce, certe volte fallisce. Questo fa parte del personaggio.

Se Paperino oggi, in questo istante, fosse qui accanto a te invece di me, e invece di farti una domanda te la facesse lui… che domanda secondo te ti farebbe?
«Non ti vergogni di aver disegnato così male?».
Poi c’è anche la storia più lunga del mondo… quello è stato un onore. Come quando mi hanno chiesto di disegnare PK, che era una grossa novità. Mi hanno invitato e mi hanno detto: «Ce la senti?». Io ho risposto: «Sì, disegnerei tutto». E così mi hanno mandato quattro storie. È stata l’esperienza più bella per la Disney, perché era il momento in cui si potevano fare tavoli di discussione tra sceneggiatori, disegnatori e redazione. Si buttavano tutte le idee e poi ne nascevano di più. Venti occhi vedono meglio di due o di quattro.

Dopo tanti anni davanti a un foglio bianco, qual è ancora l’emozione che hai prendendo quella matita in mano?
È sempre… mi piace il disegno, mi piace disegnare, mi piace fare qualcosa di nuovo. Anche su personaggi già super rodati e classici è sempre un’emozione poter raccontare qualcosa di nuovo e cercare di migliorare nel disegno. È sempre quello.

Ultima curiosità. Se dovessi rappresentare la tua vita in una vignetta, che cosa ci vedremmo su questa vignetta? E con chi questo personaggio accanto?
Oh mamma mia… rimane uno che rimane un po’ indietro, non lo so. È una via di mezzo tra Paperoga e Dinamite Bla. Isolato, uno che cerca, uno che prova… e un filo sgangherato.

Un saluto finale a chi ci sta ascoltando.
Un saluto a tutti e leggete i fumetti, perché sono interessanti. In generale, non solo i comici, ma i fumetti di tutti. Sono maestri di fumetto, sono raccontatori di storie insuperabili. È meglio guardare un fumetto che una serie TV.