SPORT E SALUTE: ETA’ PEDIATRICA E SPORT

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altLa gran parte di società sportive esistenti, ha iscritti che appartengono ad una fascia di età al di sotto dei 12-14 anni.Praticare attività sportiva sin da bambini si sa, è importantissimo per combattere sedentarietà e obesità, oggi molto diffuse tra i bambini della nostra società, e prevenire così eventuali situazioni patologiche future.

A volte però, il movimento proposto durante l’età pediatrica non è propriamente adeguato ai canoni di maturazione psichica e fisiologica dei bambini che al contrario, vengono considerati come degli adulti in miniatura.

È fondamentale invece tener conto dei requisiti fisiologici prima di avvicinarli ad un qualsiasi programma di attività fisica, perché è importante che durante l’esercizio vengano stimolati oltre all’apprendimento, i giusti substrati energetici.

I bambini presentano dimensioni ridotte degli organi interni e tra questi il cuore.

 

Avendo  quindi un cuore di dimensioni più piccole, va da se che la quantità di sangue espulsa con un solo battito sarà minore (70 ml circa per un adulto).

Tale minore gittata sistolica viene compensata da un battito più veloce ossia una Frequenza Cardiaca Massima (FMC) più alta (Sharp, 1995).

Nonostante la FCM più alta, non riesce a compensare il più basso volume sistolico, infatti il volume in l/min di sangue arterioso è più basso, confrontato con quello di individui adulti.

A differenza degli adulti però i bambini, durante l’esercizio fisico, ricevono un maggior volume di sangue arterioso ai muscoli, che deriva da una maggiore differenza di concentrazione di O2 tra sangue arterioso e venoso.

La funzione cardio-respiratoria, inizia il suo sviluppo durante l’infanzia e si conclude a maturazione avvenuta.

Ad esempio i valori di ventilazione massima passeranno da 40-50 l/min all’età di 5-6 anni fino ai 140-150 l/min del maschio adulto.

Avendo i bambini una minor profondità di respiro, necessitano di un maggior numero di atti respiratori.

Questa condizione dopo un esercizio fisico intenso produrrà, una respirazione più affannata rispetto a quella dell’adulto che non deve impensierire, ma al contrario deve essere considerata una normale reazione all’attività di gioco.

Ovviamente così come con l’età aumentano le dimensioni del cuore e dei polmoni, allo stesso modo, la capacità aerobica aumenterà con l’età.

Alcuni studi in merito (Krahenbuhl, Skinner, and Kort, 1985  e Bar-Or, 1983) contemplano un progressivo miglioramento di questa qualità,  con variazioni minime sia per i maschi che per le femmine per tutto il periodo pre-puberale, dove il massimo consumo di ossigeno (VO2 max) può aumentale di circa 200 ml/min l’anno.

Esistono ovviamente differenze tra i due sessi, ma si fanno più evidenti nel periodo puberale.

Per le ragazze il picco massimo di miglioramento della capacità aerobica viene raggiunto intorno ai 12-14 anni, mantenendo comunque valori di circa il 15% in meno rispetto ai ragazzi, che però migliorano la loro capacità aerobica fino ai 17-18 anni (Cerretelli, 1985).

Normalmente nelle femmine , un primo declino graduale si verifica già dopo gli 8 anni e tali differenze sono da attribuirsi ad una diversa composizione corporea, ossia all’aumento di massa grassa delle fanciulle conseguente alla maturazione.

I bambini in età pre-puberale, sottoposti ad allenamenti costanti, riescono a migliorare la loro capacità aerobica, ma non così efficacemente come accade ad un adulto dopo un programma di esercitazioni di resistenza aerobica.

Quindi allenamenti che migliorino la VO2 max, non hanno alcun effetto particolare se non dopo gli 11-12 anni, pertanto si potrebbe sostenere che la capacità aerobica è allenabile in prossimità della fase puberale, soprattutto nei maschi.

Sembra infatti che i miglioramenti di VO2 max che si verificano prima della pubertà, siano associati ad un continuo e rapido aggiustamento della coordinazione motoria, determinato alle modifiche delle dimensioni corporee e al miglioramento del rivestimento mielinico delle fibre nervose che permette una migliore conduzione dell’impulso nervoso e un incremento della trasmissione delle informazioni sensoriali e motorie con conseguente diminuzione del dispendio energetico, che si tradurrà positivamente nei confronti della fatica fisica e del consumo di ossigeno.

Saltare, lanciare, correre, oltre ad essere di fondamentale importanza per la maturazione degli schemi motori di base del bambino, sono gesti che potrebbero farci giungere alla conclusione che il bambino abbia una predilezione per le attività di tipo anaerobico.

In effetti non è così, in quanto i fanciulli hanno limitate capacità  di Glicolisi Anaerobica fino ad una età post-puberale perché l’attività degli enzimi glicolitici è notevolmente più bassa.

Secondo Eriksson ed al. (1973) i ragazzi di 11-13 anni hanno circa la metà di enzima PFK (PhosfoFruttoKinasi) rispetto agli adulti, pertanto no possono produrre molta energia utilizzando il metabolismo anaerobico dovendo far affidamento così in maggior parte su quello aerobico.

Per questo motivo gli enzimi collegati al metabolismo aerobico hanno una maggiore attività rispetto agli adulti e ciò permette loro anche una migliore ossidazione dei grassi durante l’attività aerobica.

Le varie ricerche dimostrano quindi come  sistema aerobico e anaerobico non siano due entità separate, ma al contrario sono due sistemi che interagiscono l’uno con l’altro e non solo in età adulta.

La realtà scientifica, ci suggerisce come l’attività fisica di tipo aerobico risulti più adatta per i bambini in età pre-puberale.

Non ci sono esercitazioni specifiche a riguardo, ma è fondamentale creare una base motoria ricca e di qualità che favorisca apprendimenti tecnici complessi e vari favorendo una buona strutturazione degli schemi  motori, tenendo presente che fino a 12-13anni la capacità di sopportare attività intense e di realizzare gesti motori complessi è decisamente limitata.

 

Articolo redatto da Catia Bosica

Dott.ssa in Scienze Motorie

Personal trainer

www.ilmondodelcalcio.it

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